
“Un caro saluto”.
Solita frase, prammatica consuetudine con cui le nostre cartoline, veicolo di suggestioni lontane, acquistano il valore di messaggio, di ricordo.
‘Cartoline’ infatti sono questi miei lavori.
Cartoline improbabili, certamente. Esse sono appunti per un immaginario viaggio in Estremo Oriente; sono le tracce di un percorso di cui tento la ricostruzione, di cui voglio ricomporre le tappe.
È la nostalgia di un mondo mai visto, forse mai esistito, forse frutto di antiche letture di piovosi e appassionati romanzi.
Non esistono in queste atmosfere le degradanti squisitezze del turismo di massa. Le mie immagini vogliono essere il consapevole rifiuto dei disillusi e delusi racconti di chi torna dai viaggi, di chi ha capito l’antifona.
Luoghi, volti, sapori, sono quelli che vorrei fossero o fossero sempre stati.
Illusioni, quindi. Suggestioni. Esotismi.
È un viaggio sedentario, una storia vissuta fra quattro mura, un piacevole inganno. Fatua e falsa conoscenza, fatta di impressioni e sbiadite cartoline.
Ogni ingrediente è al suo posto: forme, colori, luci. Non resta che aggiungere una breve e scontata frase: “Un caro saluto”.
Romana Spinelli, Novembre 1981
BIOGRAFIA. Romana Spinelli nasce a Monterenzio in provincia di Bologna il 24 Luglio 1933. Già da bambina dimostra notevoli capacità nel disegno e dagli 11 anni fino all’inizio del liceo, viene seguita negli studi artistici dalla pittrice Paola Serra Zanetti.
Dopo il liceo Artistico sotto la guida del pittore Corrado Corazza, frequenta la scuola di scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, seguendo contemporaneamente il corso di incisione tenuto da Giorgio Morandi e dal suo assistente Luciano De Vita. Partecipa a numerose mostre collettive ottenendo lusinghiere segnalazioni e lavora saltuariamente come illustratrice. Le opere dei primi anni ‘50 sono olii su tela a temi figurativi e paesaggistici. Frequenta l’ambiente artistico bolognese e nel 1953 sposa lo scultore Quinto Ghermandi con cui dividerà l’interesse per l’arte fino alla morte di lui nel 1994. Dalla metà degli anni ‘50 la sua pittura prende l’orientamento informale e nel 1961 è allestita la sua prima mostra personale alla Galleria Parolini di Bologna con la presentazione di Roberto Tassi. Fanno seguito partecipazioni a numerose manifestazioni d’arte: Premio San Fedele a Milano, Premio Sicilia Industria Palermo, Premio San Marino, Premio del Fiorino, Arte Contemporanea Emilia Romagna. Durante gli anni ‘60 si tiene lontana da mostre e manifestazioni artistiche, pur continuando a lavorare in silenzio. Il suo interesse verso il paesaggio e la natura viene ripreso e trasformato in un neo naturalismo che caratterizzerà gran parte dei lavori successivi e che in quegli anni a Bologna ha come esegeta e animatore Francesco Arcangeli. Lavora assiduamente anche come ritrattista, suo è il ritratto della santa Clelia Barbieri esposto in San Bartolomeo a Bologna, ma questo aspetto del suo lavoro è limitato alla committenza e non sarà mai esposto in mostre. Nella metà degli anni ‘60 segue il corso di anatomia tenuto all’ospedale Rizzoli di Bologna. Gli anni ‘70 rappresentano l’abbandono della tecnica ad olio e il passaggio alla tempera su carta. Nella ricerca stilistica, l’artista approfondisce i vari caratteri che già emergevano negli ultimi quadri: da un lato “l’attenzione lenticolare e millimetrica verso il dato di natura” (R. Barilli, 1974) e dall’altro l’evidenziare, attraverso cesure di bianco, le strutture profonde del paesaggio. Su questa scelta influisce l’incontro con l’opera di Jan Dibbets, uno dei protagonisti della Land Art, esposto alla Biennale di Venezia nel 1972. Nel 1971 presentata da Renato Barilli, tiene una mostra personale alla Galleria il Cancello di Bologna con una serie di lavori a tempera su carta. Seguono mostre personali in diverse città italiane: nel 1974 alla Galleria Stivani di Bologna, nel 1975 alla Galleria Fiesella di Genova e allo Studio Toni de Rossi a Verona, nel 1976 alla Galleria Il Cancello e nel 1978 alla Galleria Asinelli di Bologna, nel 1980 alla Galleria Nuova Mutina di Modena. Sempre nel 1980 con una sala personale espone all’Expo-Arte di Bari. Nel 1981 tiene una mostra allo Studio de Rossi a Verona e a Milano al Mercato del Sale. Di nuovo allo Studio de Rossi nel 1982 e, nel 1986, a Milano alla Galleria Avida Dollars. Del 1988 e 1992 sono due personali alla Galleria San Luca di Bologna. Sempre alla Galleria San Luca, tiene la sua ultima personale nel 1993, conclusa e smontata in pochi giorni a causa della morte della figlia Cristina. Da quel momento fino alla morte avvenuta a Bologna il 5 agosto del 2013, continuerà a dipingere e a lavorare approfondendo la ricerca attraverso il disegno a pastello.
I testi introduttivi alle mostre personali sono stati scritti da: Roberto Tassi, Renato Barilli, Giovanni Castagnoli, Giorgio Bellandi, Alberta De Flora, Alfredo De Paz, Patrizia Riguzzi, Stelio Spinelli, Corrado Costa, Dario Trento.
Inoltre, hanno scritto su di lei: Francesco Arcangeli, Dede Auregli, Adriano Baccilieri, Germano Beringheli, Renzo Biasion, Arrigo Brambin, Flavio Caroli, Corrado Corazza, Eligio Cesana, Giorgio Cortenova, Mauro Donini, Arrigo Grazia, Giorgio Ruggeri, Claudio Savonuzzi, Marcello Venturoli, G. L. Verzellesi, Luciano Vincenti, Giovanni Vincitorio.